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Confesso che avevo accolto con qualche perplessità l'idea di un tavolo di ex-Presidenti che parlano di cose avvenute in anni ormai lontani.
Poi ho iniziato a vedere quel tavolo come la figura di una costruzione della quale ciascuno di noi, ciascuno con le proprie inclinazioni, seguendo il proprio daimon, ha aggiunto un pezzo, e il cui risultato è l'edificio della SPI che oggi abitiamo.
Questa “unità nella diversità”, che noi rappresentiamo oggi davanti a voi, rispecchia quella della nostra Società, ed è la nostra ricchezza, la ragione per cui la SPI dopo cento anni è ancora qui, viva e presente ai mutamenti della realtà e della cultura.
Mi sono chiesto allora, qual è stato il mio pezzo, il mio daimon?
Lo avevo condensato nella formula Less is more (mai formula fu tanto spesso ricordata quanto inapplicata). Era la formula di Mies van de Rohe, il programma della Bauhaus, dell'architettura razionalista. Costruire una casa essenziale, funzionale, abitabile. La nostra.
Ci dedicammo quindi innanzitutto a semplificare l'architettura societaria e a portare avanti una revisione dello Statuto capace di recepire le istanze di cambiamento e di partecipazione dei soci.
Il mio Esecutivo era composto da Amalia Giuffrida, Anna Ferruta, Paola Golinelli, Patrizio Campanile, Tonia Cancrini e Giuseppe Squitieri, e successivamente da Franco Conrotto e Giuseppe Lo Iacono. Un bel gruppo, al quale sono
Presidente SPI 2005-2009.
tuttora molto legato. Fu un impegno gravoso, ma lo vivemmo con passione. Lo Statuto che oggi abbiamo è in gran parte il risultato di quel lavoro.
Ricorderò brevemente alcune cose:
– Fu modificata la composizione e la durata dell'Esecutivo. Fino ad allora, gli Esecutivi si eleggevano ogni due anni e il Segretario del Training e il Tesoriere venivano ereditati dall'Esecutivo precedente: venne stabilita la cadenza quadriennale e la stessa cadenza fu estesa agli Esecutivi dei Centri e alle Commissioni della SPI e dell'INT, in modo da evitare i continui cambi di componenti ne