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Il mio contributo, in occasione del 100° Anniversario della fondazione della SPI, riguarderà soprattutto l'immagine e la posizione della nostra Società nella comunità psicoanalitica internazionale.
Rimando al mio scritto “Breve storia della SPI in ambito internazionale” (Bolognini, 2020, 169-182) per i riferimenti storici precisi e dettagliati sul tema, perché in esso ho riportato tutto ciò di cui ero a conoscenza in senso abbastanza oggettivo e documentato.
In questa occasione, invece, vorrei limitarmi a presentare alcune osservazioni generali più libere e direttamente esperienziali, frutto di molti anni di frequentazioni, interscambi e ruoli che mi hanno permesso di costruirmi un'immagine, credo, abbastanza verosimile della SPI non solo come “vista dagli altri”, ma anche come di fatto cambiata e cresciuta nell'ambito scientifico e istituzionale intercontinentale.
Per fare questo inizierò descrivendo, per sommi capi, lo scenario esterno in cui la SPI si è trovata a evolvere dagli anni '50 in poi.
Dopo i disastri del nazifascismo e della seconda guerra mondiale, il baricentro della comunità psicoanalitica aveva abbandonato Vienna e il mondo tedesco, per spostarsi a Londra, negli Stati Uniti e in Latino-America (soprattutto a Buenos Aires). Subito dopo, la Francia aveva trasfuso anche in campo analitico la sua poderosa macchina culturale, e così Londra e Parigi diventarono per parecchi
Presidente SPI 2009-2013.
anni i luoghi di riferimento e di formazione per tutti gli europei, come del resto per i latinoamericani che però disponevano di risorse interne notevoli; mentre il Nord America accentuò progressivamente le sue caratteristiche di autonomia, che l'hanno portato fino a pochi anni fa a mantenersi molto autoreferenziale in molti sensi e solo parzialmente legata all'IPA (ora non più).
Quella situazione di partenza in epoca post-bellica finì per creare in Europa delle condizioni iniziali di naturale dipendenza scientifica e istituzionale (quando non di protratta subal