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La SPI ha una grande tradizione di pensiero teorico e clinico e mantiene tuttora in vita una pratica di cura eccellente. Il suo presente è molto impegnativo, perché il patrimonio che abbiamo ereditato ci assegna, nell'attuale contesto socioculturale di una controriforma del vivere, il ruolo di un pensiero critico, opposto al pensiero “main stream”, al pensiero banale. Siamo ancora una volta un sapere scomodo, ribelle alle visuali pigre e piatte dell'esistenza che invadono la nostra vita. La scomodità della psicoanalisi è inevitabile nei periodi storici in cui la domanda di sicurezza e il conformismo prevalgono sul piacere della scoperta e sulla libertà di esprimere la propria differenza. Deriva dall'intima esigenza di mantenere vivo un pensiero critico, interrogativo sulla realtà che cerca la dislocazione dello sguardo, piuttosto che la costruzione di una verità ferma su sé stessa. Al nostro modo scomodo di essere corrisponde la domanda di cura che ci è rivolta: uscire dalla trappola dell'adattamento agli aspetti formali e materiali della vita, agli standard impersonali e ai luoghi comuni dell'esistenza, per sentirsi vivi eroticamente, affettivamente e mentalmente.
La nostra Società, di cui celebriamo un secolo di vita, si trova di fronte a una navigazione difficile che richiede da tutti noi perizia, saggezza e lungimiranza. L'esatto opposto del navigare in acque tranquille in attesa di tempi migliori o dell'andare alla deriva, dove portano le correnti. Abbiamo davanti un futuro di resistenza alla massificazione delle esistenze, alla società procedurale (che trasforma
Presidente SPI 2021-2025.
i desideri, i sentimenti e i pensieri in protocolli e misurazioni di quantità), alla disgregazione delle relazioni umane in tutti i loro campi e alla dissoluzione del tempo libero e degli spazi conviviali.
L'Esecutivo da me presieduto si è fatto carico di un progetto complesso, anche complicato, ma necessario: crea