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Il tentativo di affrontare il tema del futuro in relazione alla psicoanalisi può apparire un paradosso quando siamo stati analizzati e formati a ritrovare il nostro passato nell'hic et nunc in presenza dell'altro, dell'analista, ma anche del supervisore e dei compagni di viaggio.
Tuttavia, se tolleriamo e pensiamo al futuro come qualcosa di enigmatico e inafferrabile, su cui possiamo fantasticare e sognare, e non nei termini di un progresso lineare con piste spianate, allora questo diviene concepibile e alimenta la spinta ad avvicinarsi e addentrarsi nei tempi e negli spazi dell'inconoscibile grazie al bagaglio delle esperienze e delle memorie del passato; ho in mente quanto sosteneva Benjamin che essere custode della memoria consentiva un percorso verso il futuro con la schiena rivolta indietro. È in questo clima che l'analizzando che diventa analista si immerge nel suo percorso di analisi, quando analizza un paziente, quando narra le sue sedute al maestro o al gruppo.
Ma naturalmente lo stesso analista deve, in larga misura, spogliarsi di questo assetto mentale, quando è alle prese con il campo istituzionale e si trova a esaminare e monitorare funzionamenti e disfunzionamenti dell'istituzione e proporre progetti e cambiamenti; è necessaria avere chiara la linea di demarcazione, la cesura tra la navigazione dentro l'inconscio e l'onirico della stanza d'analisi e il
Presidente SPI in carica 2025-2029.
Giano bifronte costituito, da una parte, dalla dimensione intrinseca alla nostra istituzione e, dall'altra, dal mondo esterno con le sue sfide e i suoi attacchi.
Comunque, senza essere un sognatore né peccare di ottimismo, ritengo che la psicoanalisi goda di buona salute; vediamo il forte investimento e l'entusiasmo che le nuove generazioni nutrono verso la nostra disciplina, esito anche del desiderio di accogliere e introiettare dialetticamente quanto è stato trasmesso da maestri lontani nel tempo e recenti; si tratta di quella necessaria dimensione asimmetric