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Si può, in un libro, tracciare la mappa concettuale di un autore, mostrare la rete di significati e di derivazioni di una teoria, esemplificarne lo stile, presentarlo al lettore in modo che questi ne colga il valore, la portata. Ma si può, anche, entrare nel suo modo di pensare fino a renderlo vivo dinanzi ai nostri occhi, realizzare la possibilità di coltivare l'illusione di potergli parlare, discutere con lui, ascoltarlo mentre segue il filo dei propri pensieri, senza essere disturbati troppo dalla voce dell'interprete-commentatore.
Ecco, il libro di Matteini ha questo triplice pregio: innanzitutto, con grande maestria, ci accompagna nell'esplorazione della rete di concetti che fanno di Pontalis un autore molto amato e straordinariamente rispettato: transfert, sogno, tempo, nostalgia, ripetizione, creazione, libertà, limiti del linguaggio, operazione di scrittura, nel doppio senso di una psiche che lavora continuamente per riscrivere le tracce della propria esperienza, nel tentativo di dare vita a nuove immagini di sé, e nel senso dell'analisi che riscrive una storia singolare, o tenta di farlo, senza cedere alla forza della ripetizione, al suo potere coercitivo di immobilizzazione. In secondo luogo, assume un filo rosso nell'esplorazione della vasta opera di Pontalis: quello del rapporto fra destino e storia, fra necessità e libertà, fra il visibile e l'invisibile, fra la mappa e ciò che ne resta ai margini, fra il detto e il non detto, la teoria e la clinica, fra ciò che crediamo di sapere e la sorpresa dell'evento, fra le connessioni che si stabiliscono e quelle che restano nell'ombra.
Non è casuale, dunque, che il testo inizi proprio con la questione dell'ombra, indicando in essa un punto chiave del pensiero di Pontalis, non solo per segnalare una dimensione certo nostalgica della sua scrittura, tesa però, come nota l'autrice, fra la perdita e il mai stato, fra il passato delle nostre memorie e dei nostri oblii, e il futuro che giace in attesa. L'ombra allude al