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«La conoscenza dell'inconscio non è compiuta»
È con grande commozione e con un profondo senso di riconoscenza che mi accingo a scrivere questo ricordo a seguito della scomparsa di un grande maestro, ma anche di un amico sincero e prezioso.
Ho incontrato il lavoro e il pensiero di René Kaës a metà anni '90, durante la scrittura della Tesi di Specializzazione su Mito e metafora nella psicoanalisi familiare e di coppia, nella quale mi interessavo al tema della trasmissione psichica1 e, negli stessi anni, ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente in quanto relatore a un ciclo di seminari su Memoria e tempo, organizzato da Mariella Ciambelli, allora mia relatrice e, successivamente, tutor per il Dottorato di ricerca e cara collega e amica, presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II.
La complessità del suo pensiero, il rigore, ma anche l'umiltà con i quali esponeva le sue tesi, la ricchezza delle connessioni con campi del sapere altri che proponeva all'auditorio, mi hanno da subito affascinato e mi hanno spinto a chiedergli frequenti supervisioni e di partecipare a suoi eventi formativi. La generosità degli scambi con lui, l'onestà mostrata nel lavorare su materiali clinici, senza mai esitare dinanzi a nodi concettuali, hanno sempre rappresentato per me occasioni di arricchimento e crescita durante i nostri ricorrenti incontri in Italia o all'estero. Così come preziosa occasione di apprendimento è stata, col passare del tempo, la mia attività di traduzione in italiano di alcuni suoi articoli e dei suoi ultimi libri, in un costante dialogo finalizzato a rendere con la maggior fedeltà possibile l'articolazione del suo procedere in territori teorico-clinici spesso impervi.
È veramente compito arduo rendere conto del suo lungo e ricco percorso di ricerca che ha nutrito, e certamente continuerà a nutrire, la comunità psicoanalitica internazionale. Un percorso che affonda le proprie radici nei lavori degli anni '70 e,
più in particolare, nell'in