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Gli stati-limite costituiscono un esempio delle condizioni di incertezza nelle quali l'analista deve muoversi, non disponendo di un apparato concettuale sufficientemente consolidato e di certezze metodologiche e tecniche. In queste situazioni un ruolo fondamentale sarà quello giocato dall'oggetto: se la funzione materna potrà essere sin dall'inizio sia calmante che eccitante, ed esporrà il bambino alla discontinuità della sua presenza e delle sue attenzioni, si potranno generare emozioni, affetti, sensazioni che non sempre potranno essere legate a causa della natura insufficiente e inerme, hilflos, del bambino, e che si rinnoveranno nelle dinamiche transferali e contro-transferali del trattamento analitico. Gli stati-limite costituiscono allora – a fronte dell'incertezza e dell'instabilità dell'oggetto – un modo di organizzazione possibile per il soggetto a venire, preso tra angosce di abbandono e angosce di intrusione, come ha fatto notare André Green. Meglio allora disporre un oggetto cattivo – cercato e respinto allo stesso tempo, come si evidenzia in maniera spesso drammatica nella reazione terapeutica negativa – piuttosto che rischiare di perderlo per sempre.