You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
«Leggo le Lezioni di Freud.
Sogno di più e con maggiore chiarezza»
La rubrica Note storico-critiche viene dedicata, in questa occasione, a due opere letterarie – Uno, nessuno e centomila e Doppio sogno – entrambe pubblicate nel 1926. Si tratta di un'iniziativa per certi versi inconsueta, nella speranza che questo lieve “dirazzamento” editoriale della rubrica storica della Rivista di Psicoanalisi non induca qualcuno a storcere il naso. Del resto, nel romanzo di Pirandello, proprio di un naso storto si parla: è così che prende avvio la vicenda del protagonista.
La scelta non tende a rintracciare influenze o anticipazioni della psicoanalisi, quanto piuttosto a cogliere come questa sia il prodotto di un movimento culturale più ampio, che attraversa il suo tempo, lo precede e insieme vi corre accanto, talvolta come un fiume carsico, intrecciandosi con altre discipline e con altre forme di elaborazione dell'esperienza. Lo sguardo retrospettivo su questi testi consente di riconoscere come il pensiero di quegli anni fosse già attraversato da interrogativi che oggi consideriamo centrali e che collocano la psicoanalisi entro un orizzonte storico e culturale più articolato. La letteratura, come Freud sottolineò più volte, possiede una capacità speciale di intercettare tali movimenti profondi, di dar loro forma prima ancora che essi trovino una sistemazione concettuale in ambiti disciplinari specifici. In questo senso, essa
non si limita a “illustrare” idee che emergeranno altrove, ma contribuisce attivamente alla loro genesi.
È nello Zeitgeist della Vienna di inizio Novecento, segnato dalla messa in questione dell'unità del soggetto, della trasparenza della coscienza e della stabilità dei legami, che Arthur Schnitzler scrive Doppio sogno. Il racconto intercetta uno dei nuclei centrali di questo clima culturale: l'esperienza del perturbante e presenta profonde consonanze con il celebre saggio freudiano del