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Questo numero della Rivista ospita la terza edizione di Incroci, la rubrica ideata e curata da Laura Colombi a partire dal 2017 e proseguita fino al 2024 con Antonella Sessarego, dalla quale ricevo il testimone, per dedicarmi con piacere a questa sezione, che offre la preziosa opportunità di dare spazio – quasi in presa diretta – a trascrizioni letterali di materiale clinico.
Attraverso alcuni passaggi clinici, scelti dall'autore, la rubrica ci introduce in una sorta di osservatorio privilegiato del nostro operare psicoanalitico: la clinica, cuore pulsante, fulcro della nostra disciplina e della sua trasmissibilità.
Non si tratta della presentazione di un intero caso, bensì di alcune sedute selezionate, tra un più vasto materiale, che vengono qui ad acquisire il valore di una serie di «agganci osservativi dal vivo della situazione analitica di cui trasmettere per iscritto le tracce, ancora incerte, perché non si disperdano, in attesa di trattazioni più ampie, strutturate e generali, mettendole così in comune e in dialogo con la comunità psicoanalitica» (Lucchetti, 2013, 5).
Due lettori commentano infatti il materiale clinico, seguendo il modello o i modelli teorici che più rappresentano il loro modo di lavorare psicoanaliticamente. Il loro commento diviene un incontro-confronto con il testo dell'autore che apre a significati nuovi e inaspettati, avviando in tal modo un dialogo polifonico, vivo, aperto e arricchendo così il pluralismo teorico che abita la psicoanalisi. Dialogo teso a favorire la possibilità di riflettere, insieme ad altri colleghi, sulla propria modalità di “ascolto” di ciò che avviene in seduta, promuovendo un incrocio di letture e riflessioni tra l'autore, i commentatori scelti per tale scopo e, infine, anche tra i lettori della Rivista. Uno spazio che permette
di lasciar fiorire una “realtà terza” in grado di favorire, come sottolineato dai precedenti curatori, le diverse voci che vanno a costituire la variegata matrice della psicoanalisi italiana