You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Leggendo il resoconto di questo caso, mi sono posto il problema, come sempre quando sono chiamato all'ascolto di un caso, se fosse possibile cogliere un nucleo di fondo, una sorta di conflitto originario.
Questa ricerca di un nocciolo, per così dire, di base, non ha assolutamente il fine di ridurre, semplificare, diagnosticare nel senso oggettivale della parola. Tutto al contrario.
Il fine è l'opposto. È quello di trovare un nucleo da cui si diramano varie vie di sviluppo, in parte progressiva, in parte difensiva, una specie di condizione esistenziale di base, nei suoi colori, i suoi sviluppi, le sue contraddizioni.
Mi attengo, su questa via, ad alcuni punti di cui vorrei indicarne due.
Il primo riguarda i particolari, le piccole fessure nel discorso, le immagini istantanee, che possono indicare, come segnali, la via per cogliere il nucleo.
Sono debitore, in questo, al concetto di paradigma indiziario di Carlo Ginzburg (1979) che cita a sua volta, ironicamente ma non troppo, l'amore di Freud per Sherlock Holmes. I particolari, che accostati insieme, indicano un'altra realtà, un'altra scena, che contrasta con quella letterale, le tracce insomma di quello che su un libro giallo, sarebbero gli abbozzi per uno scenario nascosto, ma fondamentale.
Il secondo punto risponde alla domanda: che fine hanno fatto, dentro il paziente, le figure fondamentali della sua vita? Che traccia hanno lasciato? O per dirla in termini più consueti al nostro linguaggio, quali sono le figure interiorizzate che continuano a operare silenziosamente e suscitano reazioni e difese?
Che tracce lascia una madre depressa e triste o, al contrario, una possessiva e intrusiva? O un padre, la cui più ardente aspirazione è di essere lasciato in pace?