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Pensare ai tanti scenari di “tempi caotici” nel nostro presente, in cui analisti e pazienti posso trovarsi a lavorare, è stato il filo conduttore dentro cui si sono mosse molte delle relazioni presentate all'ultimo Congresso IPA di Lisbona. Una condizione che ci troviamo a vivere come esseri umani, cittadini e psicoanalisti1.
I lavori del panel “Dealing with chaotic times in clinical practice and psychoanalytic institutions”, che ho ascoltato a Lisbona e di cui ho apprezzato la densità e la chiarezza dei testi, sono ora proposti all'attenzione dei lettori della Rivista. I tre interventi sono pubblicati integralmente in questo numero con il titolo originale ma tradotti in italiano.
Gli autori, introdotti nel panel da Fred Bush (analista didatta presso l'Istituto Psicoanalitico del New England East), sono legati da stima e amicizia e in varie occasioni hanno presentato insieme i loro lavori. Stefano Bolognini, Virginia Ungar e Claudio Eizirik sono nomi noti e conosciuti per i loro contributi scientifici e per la loro esperienza istituzionale: tutti e tre, infatti, hanno ricoperto la carica di Presidenti IPA.
Nelle loro relazioni, pur con angolazioni diverse, viene analizzato come il vivere questo complicato presente abbia effetti sul metodo psicoanalitico, con ripercussioni sulla relazione analitica e sulle possibili influenze e mutamenti nella pratica clinica.
Molte volte, nel passato, gli psicoanalisti si sono trovati a affrontare momenti difficili. Essere esposti a caos e tempeste, nel nostro lavoro, è una certezza,
I keynote papers del Congresso sono stati pubblicati sul numero 2-25 della Rivista di Psicoanalisi.
come testimonia la necessità di avere un ambiente – setting – che deve conservare una sua propria stabilità. D'altra parte, la psicoanalisi, fin dalle sue origini, ha sempre avuto due sguardi: quello interno verso il funzionamento della mente e quello esterno verso la società e la cultura.
Gli psicoanalisti non hanno mai ignorato ciò che accedeva intorno a