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Definirei, innanzitutto, questo ultimo lavoro di Alfredo Lombardozzi un omaggio a Sudhir Kakar, psicoanalista indiano che molto ci ha insegnato sul rapporto tra psiche e cultura. Riprendendo questo tema caro a Kakar con il quale Lombardozzi ha avuto un rapporto di amicizia e di intesa intellettuale fino alla sua recente scomparsa, l'autore estende la comprensione della relazione tra processi culturali e inconscio visto non solo come luogo della rimozione e di altri processi difensivi, ma anche come contenitore trasformativo dei processi culturali. Attraverso gli apporti teorici di psicoanalisti tra i quali citerei soprattutto Kohut, Bion, Kaës e Corrao, Lombardozzi intreccia la tematica dell'inconscio culturale con quella dei processi gruppali, a cui l'autore ha dedicato molto del suo lavoro teorico/clinico. La sua formazione e competenza sia in ambito psicoanalitico individuale e di gruppo, sia antropologico, gli consente di avere uno sguardo orientato da un lato alla realtà intrapsichica e dall'altro alla dimensione socio-culturale che interagisce con essa.
In secondo luogo, direi che un altro filo conduttore di tutto il testo consiste nel messaggio di speranza venato di cauto ottimismo di cui Lombardozzi si fa portatore per attenuare il catastrofismo e il senso di impotenza che pervadono il nostro tempo. A partire dell'esperienza della pandemia, fino ai più recenti conflitti e manifestazioni di violenza, è diventato infatti impossibile per gli psicoanalisti contemporanei ignorare l'impatto devastante della realtà attuale nella vita dei nostri pazienti e in noi stessi. Siamo testimoni del frequente manifestarsi di rivendicazioni ideologiche, di pericolose polarizzazioni, di rigidi antagonismi all'insegna dell'arroganza e dell'intolleranza che non consentono, come sottolinea
l'autore, né comunicazione, né comprensione, né tantomeno compassione verso gli altri esseri umani.
Ciò detto, questa raccolta, composta da una rielaborazione di articoli che coprono l'ultimo