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Facendo seguito al suo ultimo volume Prosciugare lo Zuiderzee. Lavoro della cultura ed elaborazione simbolica in psicoanalisi , nel quale il pensiero di Freud era stato posto al lavoro filtrandolo attraverso il prisma significante offerto dalle nuove lezioni di Introduzione alla psicoanalisi (1932) con la metafora dell'opera svolta all'epoca dagli ingegneri idraulici olandesi per la creazione di un lago d'acqua dolce e numerosi terreni, dove si avviarono attività agricole e abitative attraverso l'impiego dei materiali dragati dal mare sottostante1, è ora riprendendo uno spunto dal settimo capitolo de L'interpretazione dei sogni (1899) che Roberto Contardi propone, ne La tela di Penelope, un ulteriore approfondimento dell'originale fondazione e dispiegamento del sapere psicoanalitico. Affrontando con ciò il confronto di Freud con il tema religioso, individuato dall'autore come riferimento costante lungo il progressivo intreccio dei fili di ricerca del medico viennese, culminati nel lasciato testamentario de L'uomo Mosè e la religione monoteistica (1934-38), è così indicato l'avvenuto concomitante svelamento dello stesso processo psicoanalitico in movimento dallo scioglimento, dalla decostruzione, della tela del pensiero secondarizzato, in direzione dei moti e delle dinamiche inconsce, per una possibile ritessitura matura, veridica, del soggetto in sofferenza.
Entro tale inquadramento discorsivo, Contardi riunisce anche cinque testi da lui pubblicati tra il 1994 e il 2022, in alcuni casi ristrutturandoli e ampliandoli, apparendo quanto mai capace di cogliere argomentazioni scottanti del dibattito psicoanalitico da anni in atto, analizzandole con particolare acume e profondità, che ci mostra la sua passione, e a tratti la vertigine che talora provoca nel lettore,
Vedere la recensione proposta da in Riv. Psicoanal., 70, 315-319.
soprattutto se giovane, che affronta la lettura del testo, quanto mai articolato e a tratti impegnativo.
Vorrei quindi cerc