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L'autore propone una riflessione teorico-clinica a partire dall'analisi con un paziente giovane-adulto che presenta contemporaneamente un livello di funzionamento “pseudo-adulto” e un livello molto primitivo, basato prevalentemente su funzioni corporee e bisogni primari. Riflettendo sulle modalità di ascolto che si possono mettere in campo con un paziente che, per vari aspetti, si manifesta al limite del metodo della talking cure, l'autore sostiene l'idea di un lavoro psicoanalitico che si muova circolarmente tra terapia del parlare (talking cure) e cura dell'altro attraverso l'ascolto (listening care). All'holding da un lato e alla ricostruzione di una storia dall'altro, si affianca, nel corso degli anni, l'attività mentale dell'analista, che consente al paziente l'avvio di quel lavoro psichico che oggi, sempre più spesso, appare come l'esito dell'analisi e non più il suo inizio.