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Il convegno Angosce rappresentabili e irrappresentabili si è tenuto a Milano presso la Casa della Cultura con cui il Centro Milanese di Psicoanalisi C. Musatti e la Società Psicoanalitica Italiana mantengono un rapporto di stretta collaborazione da molti decenni. Uno dei motivi di questo convegno era quello di ricordare, a distanza di cento anni, il saggio di Freud Inibizione, sintomo e angoscia, testo complesso, perturbante e fondamentale per comprendere ampliamenti e sviluppi concettuali in Freud.
In questo convegno, Giovanni Foresti ha presentato, nella prima parte della giornata, una relazione dal titolo “Dimensioni della scrittura/pensiero in Inibizione, sintomo e angoscia” discussa da Stefania Nicasi e Rossella Valdré; nella seconda parte della giornata Luisa Masina, Alessandra Balloni, Sara Capillo, Cristiano Lombardo, Massimiliano Sommantico e Maria Antoncecchi hanno portato dei loro contributi soprattutto clinici incentrati sull'angoscia.
Giovanni Foresti, come evidenziato anche da Stefania Nicasi e da Rossella Valdrè, fa riverberare, nell'interpretazione di questo testo, i perpetui approfondimenti e le continue revisioni di Freud cogliendo nel segno l'anima tormentata di Freud che si protende a fornire una sistematizzazione definitiva alla teoria e alla clinica pur attraverso dubbi, ripensamenti, rivisitazioni costanti dei suoi paradigmi per riattraversarli, confermarli, più raramente smentirli.
Freud nutre molta speranza e fiducia e un certo ottimismo nel suo assetto teorico pur attraversato da fatiche e tormenti, come si evince soprattutto nei diversi epistolari e in particolare in quello con Fliess; questo doppio filo è presente fino al termine della sua vita quando, da una parte, avverte la necessità di confermare il suo pensiero teorico e clinico attraverso il Compendio di
psicoanalisi , una sorta di lascito testamentario per le future generazioni ma, dall'altra, si evincono tutti i suoi dubbi e contrasti interni in L'uomo Mosè e la religione monoteis