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Il contributo discute la relazione di Giovanni Foresti su Inibizione, sintomo e angoscia esaminando i metodi della lettura serrata e della decostruzione/ricostruzione testuale alla luce delle teorie della ricezione (Calvino, Iser, Jauss) e della distinzione, mutuata da Cambiano, fra restauro cosmetico e anti-cosmetico. Si mostra come questo approccio, fondato su immersione ed emersione, restituisca un Freud irresoluto e ricercatore anziché un'autorità dogmatica. L'articolo riflette infine su scopi e responsabilità della lettura in psicoanalisi, sostenendo che il testo freudiano vada usato e reinterpretato come patrimonio vivo, non conservato come reliquia.