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L'autrice, dopo una rapida sintesi del pensiero di Freud, Klein, Winnicott e Bion sull'angoscia, presenta un'esperienza clinica in cui l'angoscia, come un urlo muto, risuona nel corpo e nella mente dell'analista. Strumento imprescindibile nella cura sarà il lavoro dell'analista su sé stessa e l'inquietudine, riconosciuta ed elaborata, l'indicatore per cogliere ciò che sembra assente nel paziente. Dando posto a quanto il paziente ha evacuato, l'analista intuirà un'antica catastrofe, ora ripetutamente agita rovesciando la posizione passiva con cui è stata vissuta nel passato in quella attiva del presente. Tollerando un senso di impotenza, offrendosi come contenitore del dolore che il paziente sembra solo potere subire o infliggere, si porranno le premesse affinché questo possa venire sofferto ed elaborato attraverso l'esperienza della “Koinodinìa”.