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Il libro AfrichE. Tra(n)s-formazioni postcoloniali a cura di Daniela Scotto di Fasano, Cristiano Rocchi e Livio Boni, pubblicato da Armando Editore (2024), esplora il complesso e articolato panorama dei traumi continuativi, individuali e collettivi, e delle trasformazioni che il continente africano ha vissuto nel periodo postcoloniale.
Gli autori, con un approccio multidisciplinare, analizzano come le ex-colonie abbiano dovuto fare i conti con le sfide della modernità, del neo-colonialismo, delle disuguaglianze sociali e dei conflitti interni. Questo complesso mondo delle “AfrichE” ha subito aggressioni violente, umiliazioni e mutilazioni, ma non ha perso il desiderio di ricomporsi in un'immagine poliedrica, affrontando il difficile compito di costruire-ricostruire la propria identità culturale, politica ed economica. L'identità individuale ferita non è mai solo personale, ma anche collettiva, soggiogata dal potere subdolo o apertamente violento del più forte.
In questo libro sento una possibile atmosfera di ascolto, di comprensione e di rinascita per tutti, colonizzati e colonizzatori, vedo un tentativo di dar voce e di integrare i frammenti, le narrazioni, i ricordi personali degli scrittori intervistati e la storia collettiva, con l'aiuto di tutti gli strumenti di conoscenza che possiamo utilizzare e con l'accompagnamento del pensiero psicoanalitico.
Non è da molto tempo – scrivono gli autori nella premessa introduttiva – che la psicoanalisi occidentale, e in particolare la psicoanalisi italiana, si stanno occupando delle resistenze verso un'analisi delle problematiche e dei conflitti interpsichici e relazionali sia dei colonizzati che dei colonizzatori, verso l'occulto continente nero, verso l'incognito, iniziando a rintracciare desideri e interessi dei paesi africani, per identificare nuovi dati e conoscenze. Non bisogna scotomizzare
il trionfo dell'eurocentrismo1 e con coraggio occorre segnalare sempre di più la presenza scientifica, artistica e letteraria deg