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Questo contributo vuole informare sul tenore e l'atmosfera del XXII Congresso Nazionale della Società Psicoanalitica Italiana, e si rivolge innanzitutto a coloro che dal 21 al 24 maggio scorso non hanno potuto recarsi a Genova, né collegarsi da remoto.
È stato possibile seguire le diverse relazioni attraverso le proiezioni, ed è prevista la pubblicazione di un volume a inizio 2027 per Raffaello Cortina Editore. Gli interessati avranno allora la possibilità di leggere i contributi originali e farsi un'idea personale di quanto riferirò di seguito.
Gli appunti che presenterò seguono anche un'altra intenzione che espliciterò parafrasando l'incipit di una Cronaca di Arnaldo Novelletto (Novelletto, 1973, 239). Partecipando a un congresso, ci sentiamo in diritto di valutare i diversi orientamenti, le ipotesi e i risultati. In questa funzione, che chiamiamo ricerca della verità, siamo orientati dalla nostra convinta adesione, scevra da preconcetti, alla spiegazione dei fatti osservati. Un simile atteggiamento scientifico è sostenuto anche dall'amore per il nostro lavoro combinato all'interesse per le vicende della ricerca psicoanalitica. Credo che il senso di una Cronaca sia quello di contribuire all'unione di questi due fattori e, con questa intenzione, mi appresto a stendere gli appunti presi durante il Congresso.
Il programma presentato alla vigilia e il titolo proposto dalla Commissione Scientifica insieme all'Esecutivo nazionale, La cura psicoanalitica nella contemporaneità. Se e come sono cambiati gli analisti e i pazienti, sembravano preannunciare un argomento-fiume che si prestava a una varietà di vertici osservativi e a letture eterogenee. Rispetto a simili aspettative, il Congresso ha riservato un'importante sorpresa. Gli interventi, e mi riferisco particolarmente a quelli presentati nelle sessioni plenarie, si sono organizzati rispetto a una direzione
unitaria le cui linee generali sono state esposte nelle relazioni d'apertura del Presidente della SPI, Ronny Jaff