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Il trauma, come Ferenczi in più opere descrive, si caratterizza per essere un fattore di grave disturbo psichico poiché è contemporaneamente un'addizione e una sottrazione di qualcosa che modifica, mediante operazioni di intrusione e estrazione, le funzioni mentali ed emotive del bambino: “questi trapianti estranei e scissi vegetano lungo tutta la vita nell'altra persona”…“L'elemento della personalità che è stato espulso dal suo contenitore rappresenta questa effettiva persona originaria, che protesta ininterrottamente contro ogni anormalità, che ne soffre terribilmente e si difende, attraverso la formazione di allucinazioni di appagamento di desiderio, contro la percezione della triste realtà, triste nella misura in cui la volontà estranea cattiva investe tutto l'essere psichico e fisico (possessione)” (Ferenczi, 1932, 148).
Col concetto di “trapianti estranei e scissi” che vegetano lungo tutta la vita Ferenczi ha messo in piena evidenza (per la prima volta nella storia della psicoanalisi clinica) il concetto di “identificazioni patologiche” che producono, in una persona, effetti di scissione e dissociazione nell'Io, con alterazione della consapevolezza, scissione psiche-soma; personalità come sé; psicosi e perversioni vere e proprie, somatizzazioni organiche gravissime. Ferenczi intende il trauma come processo “che ha luogo in colui che subisce un'aggressione da parte di una forza schiacciante”. “Un trauma diventa, per via introiettiva, somatico e intrapsichico” anche se la sua origine è “indubbiamente extrapsichica” (Borgogno, , 160-173). Anche Goretti riferendosi al delirio di Schreber trova che Freud aveva intuito “l'esperienza di un'intrusione disorganizzante nel senso e nella continuità dell'esistere e la percezione di un continuo difetto di consonanza con i propri stati mentali e fisici” (Goretti, 1997, 642).