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In Tre saggi sulla teoria sessuale, Freud afferma che i risultati della scelta oggettuale infantile si prolungano nei periodi successivi dello sviluppo: «ad opera della rimozione subentrata nella fase di latenza, le loro mete sessuali hanno subito una mitigazione e rappresentano ciò che possiamo definire la corrente di tenerezza della vita sessuale […] dietro cui si nascondono le antiche aspirazioni sessuali, ora divenute inutilizzabili, delle pulsioni parziali infantili» (1905, 508). Queste «antiche aspirazioni» (cui occorre rinunciare) comprendono non solo quelle della prima scelta oggettuale infantile (tra i due e i cinque anni), ma anche quelle che risalgono all'epoca dell'allattamento: «non senza ragione il lattante attaccato al petto della madre è diventato il modello di ogni rapporto amoroso» (1905, 527).
Freud sottolinea che il fatto che la scelta oggettuale si compia in due tempi e che, nella pubertà, essa comporti la rinuncia agli oggetti infantili e debba «ricominciare» come corrente sensuale, «ha molto spesso come conseguenza il fatto che uno degli ideali della vita sessuale, l'unione di tutti i desideri in un oggetto, non possa essere raggiunto» (1905, 408).
Molti anni dopo, in Sessualità femminile, Freud scrive che la bambina giunge al padre dopo aver attraversato una fase preedipica, caratterizzata da un attaccamento esclusivo alla madre, fase che assume nella donna un'importanza di gran lunga maggiore che nell'uomo. Egli aggiunge che l'importanza di questa fase, e