You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Parlare di ritorno del rimosso, oggi, significa preliminarmente e legitti-mamente domandarsi se a ritornare, più o meno deformata e dispersa in frammenti come avviene appunto per ciò che è rimosso, non sia la rimozione stessa. Banalizzata, confusa con la dimenticanza o ridotta a strutture e funzionamenti cerebrali o a un disturbo psicologico della memoria (episodica) o nel migliore dei casi a meccanismo di difesa tra gli altri (Pontalis, 1967), è infatti progressiva ma inesorabile l'eclissi della rimozione dalle mappe della ricerca psicoanalitica, in una sorta di «sospensione» o di marginalizzazione, fino ad arrivare talvolta ad una sua franca rimozione. Ripercorrere alcuni aspetti della storia e della problematica del «ritorno del rimosso» - intento di questo scritto -vuole dunque essere soltanto un modo per contribuire a interrogarsi sulle sorti della rimozione nel discorso psicoanalitico, dove per così dire brilla per assenza -compito a maggior ragione necessario se, come spesso si afferma, la difficoltà a rimuovere, e dunque a desiderare, contrassegna oggi l'essere umano. In ogni caso, l'analisi del «ritorno del rimosso», se da un lato impone un riesame della rimozione, trascina con sé non solo molte altre nozioni con cui si intreccia (fissazione, regressione, après-coup, negazione, presa di coscienza etc.), ma tutta la topica dell' apparato psichico, il suo strutturarsi e il suo funzionamento.
Proprio riconsiderare, attraverso il ritorno del rimosso, la rimozione, ci sembra possa tra l'altro contribuire ad affrontare la «sfida della rappresentabilità» (Riolo, 2009a, 11), la quale si svolge appunto tra «l'al di là e l'al di qua della rimozione», nonché rispondere all'esigenza da più parti sentita, a questo scopo, di indagare a