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Paola Camassa e Francesco Napolitano (2007, 797), nel presentare una nuova Sezione della Rivista di Psicoanalisi intitolata: «Esempi perspicui», citando Freud ci hanno ricordato l'opportunità di «descrivere i processi psichici a partire da questi ultimi più favorevoli e perspicui esempi […] i begli esempi che […] vanno per lo più perduti» (Freud, 1913b, 277). Questi «begli esempi» permetterebbero una «conferma breve e perspicua della teoria» (Camassa e Napolitano, 2007, 297) che verrebbe così ad essere «comprovata». Secondo Freud, da questo genere di esempi non si ottiene solo una «conferma» ma anche, e questo è più interessante, un ampliamento della conoscenza. L'ampliamento, epistemologicamente più significativo, non è certamente quello che comporta un incremento della conoscenza «conservando integralmente la rete degli enunciati teorici» (2007, 798) ma quello che li modifica il meno possibile per spiegare fenomeni che non sono spiegati sufficientemente dalla teoria preesistente. Gli Autori riconoscono che molto è cambiato nella psicoanalisi dal 1913 ad oggi, tuttavia ritengono che sia ancora utile e opportuno servirsi di brevi e perspicui esempi purchè ci si limiti a far uso di «un'unica teoria di sfondo chiaramente deducibile dall'esempio» e la clinica non sia considerata solo come fondamento della teoria ma anche e soprattutto come suo vertice (2007, 799).
Proveremo allora a riflettere su tutto questo per valutare se ciò sia possibile ed eventualmente auspicabile allo scopo di favorire un ampliamento della conoscenza. Presenteremo, a questo riguardo, quello che può essere definito un «bell'esempio»