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Caso ha voluto che venissi a conoscenza della riflessione epistemologica di Conrotto (2011, 187-196) mentre ero alle prese con la scrittura di un testo, titolo: Clinica della teoria: economia, dinamica e struttura, sottotitolo: Contro l'ecumenismo in psicoanalisi. Il titolo assegna alla teoria ciò che la metapsicologia assegna alla psiche, un'economia, florida o meno che sia, una dinamica fatta di aggiustamenti al banco di prova dell'esperienza, e infine una struttura, il cui modello formale ideale è quello di una n-upla ordinata, includente in genere un linguaggio, un dominio e un'interpretazione dei termini extralogici. E il sottotitolo assegna alla psicoanalisi una diagnosi e un'eziologia. Del mio work in progress riporto qui l'inizio: «A distanza di più di un secolo, di nuovo corre voce insistente che la psicoanalisi è morta, ma questa volta non basta dire, come a suo tempo, che la notizia è fortemente esagerata, perché, se è vero che la psicoanalisi non è morta, è altrettanto vero che è malata. La malattia, di natura degenerativa, […] si chiama ecumenismo teorico, e il termine impone subito precisazioni, visto che in alcune sue accezioni può essere sinonimo di buona salute». Come si può facilmente intuire da questo stralcio, in tema di filosofia della scienza le mie tesi sono in rotta di collisione con quelle della riflessione epistemologica, ed e proprio questo che rende doverosa una replica, visto che solo nell'esercizio critico vive e si muove il discorso scientifico. Ben venga perciò la dialettica. Per contro, l'anything goes (Conrotto, 2011, 193) suona da rintocco funebre per quel discorso e da marcia nuziale per un tutti assieme appassionatamente à la Feyerabend.
L'ecumenismo teorico viene spesso inteso come sinonimo di atteggiamento democratico, di esercizio di tolleranza e disponibilità nei confronti del pensiero