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L'ipnagogia è il luogo elettivo dove corpo e mondo hanno periodica dissolvenza ed epifania, ripetendosi circadianamente così il ciclo della nascita e della morte».
In questo breve scritto intendo comunicare un'esperienza personale che mi ha permesso di sperimentare dal vivo il fenomeno di Silberer e cioè il dileguarsi, in condizioni di particolare stanchezza o nelle fasi di passaggio dal sonno alla veglia, di un pensiero elaborato ed il presentarsi, in sua vece, di una immagine che, come osserva Freud, «si rivela essere il surrogato di quel pensiero per lo più astratto» (Freud, 1899, 460).1
Condizione necessaria alla comparsa del fenomeno ipnagogico è, secondo Francesco Napolitano, l'esistenza di una «forbice divaricata fra l'intensità regressiva delle varie funzioni egoiche […]. Per contro una sincronizzazione perfetta delle sottostrutture egoiche in ritirata serve a dar conto di quelle persone cui la condizione ipnagogica è pressoché sconosciuta» (Napolitano, 2000, 206).2
Benché uno sfasamento tra «investimento di una struttura egoica, la coscienza e il disinvestimento di altre, ad esempio l'apparato motorio» (Napolitano, 2000) sia implicato anche nell'attività onirica, non tutti i «sognatori» sperimentano fantasie ipnagogiche ed io appartengo, con un certo rammarico, a questa categoria.
Nei testi freudiani e nella letteratura analitica non mancano esempi interessantissimi di questo fenomeno che permette «di cogliere in flagrante la trasposizione