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Nel pensiero di Freud, la nozione di «soggetto» non ha mai acquisito una valenza specificamente psicoanalitica. Certamente, la dimensione soggettuale era presente nel concetto di «Io», ma lo era più in forma implicita che non esplicita. Infatti, l'Io, nella Prima Topica, rappresenta prevalentemente l'organizzazione psico-biologica del funzionamento autoconservativo e, nella Seconda Topica, è una istanza mediatrice tra le esigenze dell'Es, del Super-Io e della Realtà Esterna. Pertanto, come fu chiarito più tardi dalla Ego-Psychology, l'Io fu ritenuto una struttura prevalentemente adattiva. Soltanto nella definizione dell'Io, formulata in Introduzione al narcisismo (1914), si appalesa più esplicitamente una dimensione soggettuale che poi, negli scritti successivi, sembra, almeno implicitamente, sparire. Infatti, nello scritto sul narcisismo, l'Io viene descritto, come prodotto di due differenti e successivi processi psichici. In primo luogo, dell'investimento libidico delle differenti zone erogene, al quale segue poi la loro successiva integrazione. Pertanto, è necessario che ci sia, un investimento libidico narcisistico delle zone erogene (1905, 524) e che, a questo, faccia seguito «una nuova azione psichica» (1914, 447) affinché si formi l'Io, trasformando così l'autoerotismo originario in narcisismo. Soltanto a questo punto si crea un «oggetto» che, essendo il prodotto dell'investimento libidico delle zone autoerotiche, tra loro ormai integrate, ha una dimensione narcisistica, per cui può essere definito il prodromo di una organizzazione soggettuale. Dunque, implicitamente, è l'investimento libidico dell'Io a costituire il punto di partenza del processo di soggettivazione.
Nella lingua inglese la valenza soggettuale è espressa dal termine Self e, negli Stati Uniti, a Chicago, sorse una scuola psicoanalitica che si opponeva alla Ego-Psychology,